Un breve video introduce il tema della ergonomia cognitiva e della sua declinazione nello specifico tema della Ergonomia della Comunicazione, che promuove un a comunicazione semplice, chiara, non equivocabile : https://www.youtube.com/watch?v=r47z5zQ13tQ
giovedì 28 maggio 2026
martedì 21 gennaio 2025
Ergonomia cognitva: oggetti che parlano e si presentano
Un breve video introduce il tema della ergonomia cognitiva e la caratteristica denominata "affordance", la qualità degli artefatti ben progettati di "dichiarare" la loro funzione
Affordance ed Ergonomia Cognitiva, un video "brutto" ma interessante
giovedì 28 novembre 2024
Ergonomia cognitiva per il Territorio e i Cammini
Dalle strade dell'impero Romano ai navigatori satellitari
La fruizione umana di un territorio antropizzato e il muoversi delle persone nei percorsi esterni ed interni può e deve ricevere un significativo miglioramento grazie al contributo della ergonomia cognitiva, la parte di ergonomia che si occupa degli aspetti mentali e di comunicazione nella interazione tra uomo e artefatti, siano essi oggetti, ambienti o organizzazioni.
Vogliamo qui introdurre il contributo che gli specialisti in ergonomia cognitiva possono dare in fase di progettazione e di realizzazione per offrire un viaggio più sicuro, gratificante e comodo per i viaggiatori in cammino, sia su sentieri escursionistici che su strutture artificiali e confinate (Piste ciclabili, strade, ferrovie, stazioni, aeroporti, …).
Le origini del moderno “wayfinding” che vedremo tra poco sono forse da ricercarsi nelle mappe del territorio le cui origini sono assai remote . Nella antichità fu proprio l’Impero Romano più di ogni altro capace di organizzare una imponente struttura viaria e di creare strumenti e metodologie per facilitare gli spostamenti sul territorio rendendoli sicuri, agevoli e veloci.E’ fonte di sconcerto e paura la sensazione di “perdersi” in un cammino, come scrisse il sommo poeta Dante all’inizio della sua opera più celebre (“La Divina Commedia”, Inferno, Canto I).
Il wayfinding è una parte dell’ergonomia cognitiva che ci aiuta a non perderci, a “trovare la strada” in modo facile ed efficiente e a muoverci con senso di sicurezza nei territori, sui sentieri e negli ambienti confinati. Non è solo segnaletica e cartellonistica ma considera tutte le possibilità di fornire aiuto e informazioni utili al viaggiatore e a chi si muove in ambienti artificiali e confinati, le metodologie utilizzate includono la progettazione centrata sull’utente e si basano su concet-ti dell’ergonomia cogntiva (coerenza, affordance, mappatura naturale)
Il testo completo è su ResarchGate:
martedì 24 gennaio 2023
Ergonomia a fumetti
Lo scopo del progetto "Alfabetizzazione" in ergonomia è quello di comunicare ad un vasto pubblico una visione coinvolgente della Ergonomia, una scienza tanto trascurata quanto affascinante.
Da tempo Erberto Sandon, ergonomo cognitivo iscritto a SIE dal 2005, coltiva l'idea di utilizzare il fumetto, ed in particolare il fumetto Disney come strumento di divulgazione dell'ergonomia verso i più giovani.
Dal Bricco Briccone di Paperino alla Caffettiera del Masochista del Professor Norman
Paperino e il bricco briccone (pubblicato in Italia su Topolino libretto n. 439 del 26 aprile 1964 (Walt Disney - trama: Abramo Barosso, sceneggiatura: Giampaolo Barosso, disegni: Luciano Gatto), per esempio, è un divertentissimo racconto apparso tanti anni fa su Topolino, che spiega in modo divertente ma chiaro le tematiche legate alla usabilità degli oggetti, un tema della ergonomia cognitiva che ha il suo maestro nel Professor Donald Norman, autore del libro "La caffettiera del masochista" . Beh, che dire, c'è una straordinaria assonanza col titolo del racconto a fumetti, che parla appunto di un bricco per il caffè che causa molti problemi al protagonista Paperino.
Come non riconoscerci nelle nostre difficoltà quotidiane nell'affrontare certi oggetti di uso comune quali telefonini "smart", decoder satellitari, ed altri gadget tecnologici? "Paperino e il bricco briccone" è davvero un bell'esempio di come l'ironia e l'umorismo possano, con straordinaria efficacia comunicativa, divulgare i temi cari ad una scienza trascurata come l'ergonomia.
Nel racconto si pone anche in evidenza il linguaggio gergale, spesso contorto e poco chiaro, dei manuali d’uso, che dovrebbero chiarire come utilizzate il prodotto ma che spesso risultano comprensibili solo dopo avere imparato per altre strade ad utilizzare l'oggetto!
Erberto Sandon, Ergonomo Europeo Certificato - StudioSandon - SIE, Società italiana di Ergonomia, sezione Emilia Romagna
mercoledì 11 aprile 2018
Alfabetizzazione in ergonomia - Il Gruppo di Lavoro della SIE Emilia-Romagna
Sono attivi i seguenti canali di divulgazione e comunicazione dell'ergonomia:
mercoledì 14 novembre 2012
Per una possibile definizione di ergonomia
Detto questo, è opportuno considerare l’ergonomia del pensiero come una disciplina umanistica che contiene in sé ramificazioni del sapere empirico e filosofico: e per diventare condotta umana non può che essere una forma di filosofia di vita centrata sulla relazione tra forma e sostanza.
Per diventare un sapere collettivo, essa si deve basare su un pensiero simbolico, oltre che concreto, abitato da metafore-guida, un po’ come avviene nelle interiorizzazioni delle narrazioni mitologiche in grado di fotografare gli stati dell’essere. L’ergonomia del pensiero necessita pertanto di contenuti tecnici che illustrino le condizioni volte a garantire un benessere psicofisico della persona, entro gli ambienti di lavoro, per una corretta relazione tra produttività, sicurezza nel lavoro e salute, ma è anche una dimensione dell’essere improntata ad un’igiene di vita che è anche acquisizione di senso critico, capacità di lettura dei fenomeni, ricerca di equilibrio, armonia, ordine interiore.
A questi ultimi aspetti, meno palpabili rispetto a quelli tecnici, ma pure importanti, ci riferiamo, per definire l’ergonomia del pensiero una scienza dell’essere che non ha i caratteri della riproducibilità scientifica, bensì possiede i caratteri del metodo in grado di innescare buone pratiche di vita, migliorando spontaneamente il singolo, e di riflesso una collettività composta da individui interagenti, entro una forma di educazione permanente del sé, naturalmente condivisa.
In questi termini l’ergonomia risulta a tutti gli effetti materia umanistica da trattare con processi di analisi e sintesi del pensiero, con tagli trasversali e interdisciplinari, in cui il dato empirico, quello tecnico, e quello filosofico, tra pensiero concreto e astratto, si intrecciano, riproducendo la natura fisica e metafisica dell’umano, e il legame, da sempre cercato, tra realtà e idealità.
(L.Secchi, C. Giunchino)
martedì 10 luglio 2012
Ergonomia del pensiero
Alcune note di Loretta Secchi e Cesare Giunchino
L'ergonomia, scienza che mette in relazione uomo e lavoro stabilendo le regole che ne governano il rapporto, nel rispetto dei concetti di efficacia ed efficienza, può essere estesa nel suo significato come un lavoro sull'uomo, a partire dalla trasformazione che l'individuo può attuare su se stesso, al fine di maturare un pensiero di tipo ergonomico, quindi funzionale alle circostanze esistenziali indotte dalle esigenze di adattamento uomo/contesto.
Si potrebbe sostenere come l’ergonomia coinvolga l’essere nel suo complesso: dall’esperienza sensoriale alla percezione del sé, fino a spingersi in direzione della propriocezione e dell’assetto posturale richiesto in certe operatività. Come esiste una coscienza sensoriale che ci permette di acquisire consapevolezza della nostra collocazione nello spazio, così sussiste una coscienza del rapporto che possiamo instaurare con i contesti in cui viviamo e ci muoviamo.
Un'ergonomia del pensiero potrà per questo essere una forma di riconsiderazione del rapporto armonico dell'uomo con la sua interiorità, le sue funzioni produttive e quelle sociali.
Se esiste una interpretazione di ciò che è ergonomicamente corretto, allo scopo di alleviare e ottimizzare la vita lavorativa, sia in funzione della produttività, sia in funzione della qualità della percezione del lavoro, ecco che un assetto estetico ed etico della disciplina ci condurrà a riflettere su cosa significhi educare ogni progettazione ad una economia ergonomica fondata su una qualità del pensiero che è anche educazione estetica e disposizione alla pulizia ed essenzialità delle forme, quantità e qualità della produzione.
Tale concetto potrebbe confliggere con un orientamento consumistico e sociale per il quale la coerenza di progettazione ridurrebbe gli sprechi, andando così a compromettere l'invito al consumo di prodotti, tra i più disparati, in un clima di eterogeneità produttiva tale da creare disorientamento e ingenuità nelle scelte d'acquisto secondo il rapporto costo-qualità. In questo ambito inquinato dalla incoerenza e babele progettuale meriterebbero particolare attenzione le politiche sociali centrate sull’accessibilità e sull’abbattimento delle barriere architettoniche, culturali e sensoriali.
Eludendo per necessità, in questo frangente, la considerazione sociologica dell'impatto che l'ergonomia potrebbe avere se intesa come scienza volta a regolamentare la difformità produttiva, ed interessandoci piuttosto all'aspetto comunicativo ed educativo di tale disciplina, ecco che l'ergonomia dovrebbe essere presentata e illustrata come una materia olistica che correla discipline diverse ma non nettamente distinte.
Ergonomia come disciplina che pone in evidenza agganci con:
1) la filosofia del lavoro (etica)
2) l'estetica delle forme in relazione alla loro funzione
3) la funzione dell'oggetto in relazione all'uomo
4) il concetto di adattamento profondo da intendersi come educazione all'integrazione dell'uomo e delle forme e contenuti di dispositivi e sistemi operativi.
Educazione ed ergonomia: promozione della disciplina per le sue funzioni conoscitive incluse considerazioni del valore estetico, miglioramento dei comportamenti e delle intuizioni, esame delle funzioni produttive in relazione a una riduzione degli sprechi morali e materiali che in una cattiva o superflua conduzione del lavoro si creano.
Educazione all'esattezza e alla concentrazione mediante pratiche volte e sviluppare la precisione e la consapevolezza dell'azione.
L’idea di adattamento reciproco (uomo-oggetto) è un altro aspetto il cui contenuto riverbera nella sfera interiore dell’individuo: non esiste a priori alcuna condizione percettiva che possa essere universale, codificabile e propriamente spontanea, poiché ogni esperienza percettiva nasce da un nostro pregresso e presuppone un adattamento, ovvero un passaggio dall’estraneità alla familiarità.
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http://www.csedev.com/intellectual-ergonomics-thought-breaks/







